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fondazione CONVERSO
Piazza S. Eufemia, 1
Milan MI 20122
Mitchell Anderson Moon Piece The Apostle and Related Works

Mitchell Anderson

Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
Mitchell Anderson, "Moon Piece The Apostle and Related Works", 2019, veduta della mostra. Tecnica mista. Foto di t-space studio.
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Mitchell Anderson

27.06.2019 - 27.07.2019

Moon Piece The Apostle and Related Works

L’analisi di objet trouvé, immagini, situazioni e delle loro modalità di diffusione sta al centro della pratica di Mitchell Anderson. Prendendo in analisi tutti quei simbo- li che le nostre espressioni culturali sfruttano più o meno consciamente per la trasmissio- ne di memorie e narrazioni, l’artista li ricontestualizza al fine di esaminarne la veridicità.


I video e le sculture realizzate da Anderson per Converso si ispirano alla storia e all’ar- chitettura dello spazio espositivo. La mostra gravita dunque intorno a una riflessio- ne sulla chiesa e sul convento, spazi pensati in funzione dell’indottrinamento attraver- so l’intrattenimento visivo (la decorazione barocca) e mette in discussione il rapporto tra la naturalezza con la quale ci appoggiamo alla fede cieca e uno sguardo esterno, più analitico.


Nello spazio espositivo principale campeggia una grande scultura bassa e circolare che poggia su una pavimentazione nera. Questa pozzanghera sintetica è in realtà un gonfiabile a forma di luna – gonfiato e poi sgonfiato all’interno della chiesa – che rappresenta lo squallore di ciò che da spirituale si riduce a mondano. Nell’opera di Anderson la luna rappresenta quell’entità spirituale e primordiale che richiama alla memoria le teorie secondo le quali questa sarebbe stata il primo “schermo” ad am- maliare l’umanità. La luna diventa così il principale riferimento delle immagini decadenti che caratte- rizzano la chiesa, fallendo nella competizione.


Queste immagini, che per secoli sono state in grado di sostituirsi alla meraviglia della natura, sono tuttavia la materializzazione di atteggiamenti settari alimentati da narrazioni esoteriche e autoritari- smo.

 

Caratterizzata da un’imponenza aggressiva pur essendo pressocché vuota, la luna di Anderson, pro- dotta originariamente come decorazione per festival ed eventi, rappresenta un’astronomia astratta quale simbolo del fallimento dell’ornamento.


In opposizione alla grande scultura sgonfia, l’artista esplora il concetto di vuoto come mezzo di co- municazione della monumentalità. Nello spazio retrostante, originariamente pensato per ospitare le monache di clausura, spicca un video in scala 1:1, The Apostle (my mother professing QAnon), della durata di un’ora. Qui, la madre dell’artista spiega la teoria cospirazionista di estrema destra cui il tito- lo fa riferimento. Questa teoria, basata su fonti prive di dimostrazione, si concentra su svariate fughe di informazioni codificate ed emerse su un forum di discussioene tramite Q, un presunto ufficiale americano di alto rango. Tali informazioni metterebbero in luce un complotto liberale profondamente radicato nella struttura statale americana, connesso a episodi di traffico minorile, cannibalismo, mo- dificazione del clima e viaggi nel tempo. Teorie come queste sono particolarmente diffuse tra quelle persone che si ritengono ignorate dalle piattaforme culturali mainstream. Apparentemente simile ai video di YouTube che normalmente diffondono questo genere di contenuti, l’opera è un doppio ritrat- to sotto forma di videochiamata tra madre e figlio. L’opera rappresenta il confronto tra l’insistenza dei proseliti e una ricezione rassegnata e sarcastica che travalica il contesto familiare e politico.


Il titolo fa riferimento a San Paolo, l’apostolo che nel primo secolo a.C. contribuì a dare forma alla cristianità come la conosciamo e al quale la chiesa di San Paolo Converso è dedicata.


In questa installazione l’artista prende in analisi i contenuti dei movimenti di estrema destra, soli- tamente ignorati dalla cultura contemporanea, creando un parallelismo tra la setta online e il culto religioso per il quale la chiesa venne a suo tempo costruita. Il volume del video viene mantenuto al minimo creando un contrasto con la maestosità dello spazio voltato, con i suoi affreschi pieni di sto- rie fantasmagoriche di Santi e miracoli.


Le altre sculture che costellano lo spazio sono formalmente umili: oggetti ritrovati o acquistati così come li vediamo. Una mensola piena di contenitori vuoti d’acqua santa trovati all’esterno di un luogo di pellegrinaggio cattolico continua la serie iniziata da Anderson nel 2015, in cui l’artista acquista interi stand di souvenir nelle strade delle località turistiche. Altre opere, che includono gettoni da sala giochi comprati ed esposti ancora imballati, ragionano sui luoghi fisici in cui il caso, la perdita di valore e di certezze si manifestano.


Nello spazio adibito a biblioteca viene esposto un nuovo dipinto tratto da una serie basata su vecchi template di spillette per campagne elettorali, che prosegue la ricerca dell’artista sul tema del vacuo e dell’inconsistente. Tutti i lavori esposti interagiscono tra loro come metafore di una comunicazione mancata o negata. Con una riflessione sulla chiesa cattolica quale luogo impoverito ed esausto, An- derson considera inutile se non dannosa la ricerca di un fine ultimo, destinata a generare ogni sorta di problema sociale.

Da sempre la nostra civiltà cura e conserva memorie e fedi religiose per tenersi in vita, sfruttando ogni possibile suggestione: dai corpi celesti all’immaginario narrativo e, più recentemente, a internet, una forza che permette a enormi comunità di determinare le proprie verità al di là dei limiti geografici, in un contesto di costante influenza reciproca del quale Anderson raccoglie pazientemente gli indizi.


(Marshall Green)

Artist bio

Mitchell Anderson (b. 1985, USA) è un artista di base a Zurigo, Svizzera. Tra le sue mostre più recenti ricordiamo: Mu- seum im Bellpark, Kriens (2019), Sundogs, Parigi (2018), Galerie Maria Bernheim, Zurigo (2018), Fri-Art Kunsthalle Fri- bourg, Friburgo (2017) e MAMCO, Ginevra (2018). Dal 2014 dirige Plymouth Rock, un artist-run space a Zurigo. Scrive come contributore per svariate pubblicazioni internazionali d’arte.

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