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fondazione CONVERSO
Piazza S. Eufemia, 1
Milan MI 20122
Michael Dean The End

Michael Dean

Michael Dean

23.01.20 - 15.02.20

The End

Michael Dean, The End (2020), veduta della mostra. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), veduta della mostra. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), veduta della mostra. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), dettaglio. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), dettaglio. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), detail. Foam, cable ties, steel, concrete, coir matting, speakers, turntables and associated amplifying equipment. Diminishing paperback books (“The End”) vinyl discs (“The End”). Photography by t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), veduta della mostra. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), dettaglio. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio.
Michael Dean, The End (2020), veduta della mostra. Schiuma, fascette, acciaio, cemento, stuoie di cocco, altoparlanti, giradischi e relative apparecchiature di amplificazione. Libri con copertina rigida ("The End") e dischi in vinile ("The End"). Foto di t-space studio
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Su invito di Julie Boukobza


Dal 23 gennaio al 15 febbraio 2020 Fondazione Converso presenta “The End”, mostra personale dell’artista londinese Michael Dean.

Il titolo della mostra fa riferimento al nuovo scritto di M. Dean “The End”, una conversazione tra un uomo e una donna e il tentativo di sincronizzare l’eco delle loro voci. L’azione nasce in risposta alla visita presso la ex chiesa di San Paolo Converso, la cui architettura grandiosa, articolata in due spazi, appare al contempo divisa e unita da una lunetta semicircolare, una geometria angelica legata a doppio filo al canto e all’ascolto.


Il pubblico è invitato a strappare le pagine dei libri presenti in mostra e a portarle via con sé, diminuendone il volume. Questi libri permettono all’elemento scritto di permeare lo spazio. Allo stesso modo, le registrazioni della voce maschile e di quella femminile si completano a vicenda, rievocando il testo stesso. Travolte da una moltitudine di emozioni, le voci trasmettono un dialogo essenziale, serio e seriamente ironico al contempo.


«The End» racconta una conversazione in uno spazio, sfruttandone le caratteristiche fisiche per esprimere una tensione affettiva. Una registrazione in forma scritta e parlata. Una lettura e un ascolto.

Incontrai Michael Dean per la prima volta a Parigi, il 21 Aprile 2016, il giorno della morte di Prince. Ci trovavamo entrambi all’inaugurazione di una mostra dedicata a uno dei principali idoli di Michael, lo scrittore e drammaturgo francese Pierre Guyotat. Chiesi a Michael quale fosse la sua preferita, tra le canzoni di Prince. «Alphabet Street,» mi disse senza esitare.


«Alphabet Street» divenne l’oggetto di molte delle email che seguirono quell’incontro. Quattro anni dopo, l’artista inglese noto per le sue sculture in cemento, al contempo grezze e delicate, legate a doppio filo con la sua pratica scritta, apre la sua personale presso Fondazione Converso, a Milano.


Dopo la sua sconsacrazione nel 1808, questa chiesa Manierista risalente al XVI secolo attraversò diverse fasi – tra gli anni Settanta e Ottanta ad esempio venne utilizzata come studio di registrazione da Maria Callas e Mina. Quando visitò Converso per la prima volta, quasi a voler testare i limiti dello spazio, Michael Dean fece echeggiare il suo iconico inno «FUCKSAKE» finché la voce gli venne a mancare.


Non esiste differenza nella pratica di Michael Dean tra dentro e fuori: ciò che viene dall’interno del corpo deve necessariamente raggiungere la stessa intensità al suo esterno. Come sarebbe possibile altrimenti trovare sollievo dal ritmo incalzante di un cruento assassinio?


Ogni sua scultura è in sé mittente e destinatario, trasporta quel messaggio nascosto – sia esso un testo, un codice o una voce - che il corpo da solo non può contenere. Le sue sculture sono messaggeri che attraversano il Nilo da una sponda all’altra, da uno stato emotivo all’altro, costantemente sull’orlo del precipizio di un’estatica follia.


«The End» (La Fine) è il titolo scelto da Michael Dean per questa mostra. I corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci costituiscono la sua immagine residua. Secondo Wikipedia, «i corpi vennero colpiti con ortaggi, la folla sputava, urinava, sparava e li prendeva a calci; il volto di Mussolini era sfigurato dalle percosse.»


Il corpo morto di Mussolini, tradotto in scultura nella famosa incarnazione Futurista «Profilo Continuo» (1933) di Giuseppe Bertelli, ha lungamente perseguitato l’artista durante il suo studio della storia Italiana. Il non si allontana mai dalla presenza fisica dell’artista stesso.

Infine, Michael Dean posiziona sul pavimento alcuni zerbini a forma di cuore, un motivo ricorrente nel suo lavoro, un vademecum su come calpestare il cuore altrui.



Julie Boukobza

Artist bio

Michael Dean (b. 1977, UK) lives and works in London, UK. In 2001 he graduates from Goldsmiths, University of London with a BA in Fine Art. His artistic practice investigates the relationship between the three-dimensional possibilities of language and physicality, using different media: sculpture, text and typography.


His most recent solo exhibitions include: Tu texto aquí, Museo Rufino Tamayo, Mexico City, Mexico (2019), Contemporary Sculpture: Sam Anderson &; Michael Dean, Boca Raton Museum of Art, Florida, US (2019), Having you on, BALTIC Centre for Contemporary Art, Gateshead (2018), Analogue LOL, ShanghArt Gallery, Shanghai (2018), Four Fucksakes, Herald St | Museum St, London (2017), Teaxths and Angeruage, Portikus, Frankfurt (2017), Sightings: Michael Dean or Lost True Leaves, Nasher Sculpture Center, Dallas (2016) and Qualities of Violence, De Appel, Amsterdam (2015).


Piazza Sant'Eufemia, 3
20122 - Milano
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