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fondazione CONVERSO
Piazza S. Eufemia, 1
Milan MI 20122
Tom Burr Conversions

Tom Burr presso Fondazione Converso

Tom Burr

TBC

Conversions

Vi informiamo che Fondazione Converso posticiperà l'inaugurazione della personale di Tom Burr "Conversions" prevista per il 12 marzo 2020. Vi terremo aggiornati con le nuove date di programmazione quanto prima.

Fondazione Converso presenta "Conversions", mostra personale dell'artista americano Tom Burr (1963, New Haven, Connecticut). La mostra agisce sulla riorganizzazione fisica dello spazio all'interno della Chiesa di San Paolo Converso, conducendo gli spettatori attraverso una serie di semibarriere e schermature, dalla parte anteriore alla parte posteriore della chiesa creando una serie tangibile di “passaggi” generati da una nuova serie di opere site-specific.


Gli elementi dell'installazione combinano riferimenti diretti alle opere d’archivio dell'artista con numerose associazioni libere sul tema della "conversione": il mito biblico della conversione paolina, la sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini per il progetto cinematografico non realizzato “San Paolo”, il disturbo neurologico noto anche come “Disturbo di conversione” (in cui i pazienti presentano sintomi che non possono essere immediatamente spiegati dalla valutazione medica); e la cosiddetta “Terapia di conversione,” ovvero il tentativo di cambiare l'orientamento sessuale di una persona attraverso metodi fisici e psicologici. Impiegando tecniche scenografiche più o meno tangibili (scenografia, oggetti di scena, illuminazione teatrale), l'artista produce un arco narrativo strutturato senza una trama definita, che si sviluppa come un insieme di incontri in “passaggi,” angoli e stanze, alcuni rievocanti spazi come cliniche, camere da letto, dormitori e bar. Tracce del corpo dell'artista sono sparse in tutta la mostra sotto forma di fotografie o capi di abbigliamento, suggerendo una presenza precedente, i resti di un occupante.


Dall'ingresso anteriore, lo sguardo all’interno della chiesa buia è bloccato da un grande monolite rettangolare in compensato nero, il cui sistema di supporto interno è costituito da una griglia di otto scomparti aperti. Una lunga staffa metallica inclinata collega il bordo superiore della costruzione al pavimento come uno strumento utile alla stabilizzazione, una stampella o una protesi che suggerisce la posa di un oggetto su un altro: la scultura si sostiene su un braccio, facendosi strada attraverso l'oscurità.


Dietro la struttura, una lunga ringhiera in acciaio su cui sono attaccati con delle clip alcuni capi di abbigliamento, seziona a metà la stanza. Incise sull’acciaio brevi frasi tratte dalla sceneggiatura del “San Paolo,” di Pasolini, sceneggiatura di un film non realizzato, ritenuto troppo rischioso per gli investitori al momento della stesura, e solo recentemente resa disponibile al pubblico. Oltre la ringhiera si trovano due paravento (uno antracite, uno d'oro) tipologia di oggetti ricorrenti nell'opera dell'artista. Composti rispettivamente da sei e tre pannelli, sono combinati con altri elementi come fotografie e mobili per creare ciò che ricorda un piccolo palcoscenico, un set cinematografico o fotografico. Una ringhiera incisa, più piccola, ricorre nella stanza sul retro, l'incontro precedente si ripete e reiterando la narrazione.


Al centro della stanza sul retro si trova una grande scultura in legno composta da quattro cubi identici, ognuno dei quali rassomiglia una stanza parzialmente chiusa. La struttura fa riferimento direttamente al lavoro dell'artista dei primi anni 2000, un’indagine attorno l'eredità formale dello scultore minimalista Robert Morris. I cubi sono collegati al loro interno da una sorta di corridoio incrociato, con i lati aperti rivolti verso l'esterno della stanza. Dalle pareti basse, specchianti, del corridoio, si intravedono le armature verticali che sostengono le pareti, permettendo agli spettatori che attraversano i cubi di guardare all'interno mentre la parte inferiore del loro corpo si riflette nella superficie specchiante.


In ogni stanza un letto singolo posto accanto al muro rievoca luoghi come cliniche, dormitori, conventi, prigioni o baracche: spazi di controllo e sorveglianza, dominati da disciplina e sicurezza, in cui i corpi sono posizionati ripetutamente e allo stesso tempo isolati accanto agli altri – spazialmente individuati. Sparsi sul pavimento all’interno della scultura ambientale si trovano libri selezionati in base alla tematica, secondo l’interesse dell'artista verso le questioni relative alla psicologia e al controllo, questioni di genere, sessualità, terapia e disturbo di conversione.


Inserendo direttamente elementi di soggettività, desiderio e narrazione poetica nello stretto linguaggio formale del minimalismo e dell'arte concettuale, Burr genera complesse metafore estetiche inerenti a temi politici astratti come (in)visibilità, privacy, controllo e resilienza. Il corpo dello spettatore qui non è reso invisibile o ridondante, ma piuttosto direttamente implicato, costretto a produrre e formulare la propria coreografia narrativa mentre naviga nello spazio.

Piazza Sant'Eufemia, 3
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